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Visita? Ma lo so io quello che ho!

Domanda: perché la visita dal dentista sarebbe così importante? Lo so io quello che ho e quello che mi serve!

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La sicurezza in se stessi è una dote che può fare la differenza nella propria vita, ma se priva dell’umiltà di accettare la complessità delle cose, la differenza sarà in negativo. L’Odontoiatria – la scienza medica che ha per oggetto i denti e la bocca nel suo insieme – rappresenta una sfida difficile per tutti i ricercatori e i clinici che nel mondo studiano terapie sempre migliori per problemi purtroppo ancora estremamente frequenti e invalidanti.

NOTA: non esiste una cura per i denti fatta “inutilmente troppo bene”. Quello che serve a un qualsiasi paziente per una qualsiasi condizione tra le più comuni patologie richiede il massimo dell’impegno e della conoscenza del dentista per agire sul problema senza aggravarlo! E neanche questo è sufficiente perché la soluzione sia “definitiva”: il successo a lungo termine è basato sul controllo e il mantenimento igienico periodici.

La visita odontoiatrica (anamnesi, esame obiettivo, esami strumentali e imaging, comunicazione al paziente, elaborazione del piano di trattamento e delle alternative terapeutiche) è davvero un momento fondamentale, complesso, e di grande responsabilità! Come è possibile che così spesso venga addirittura creduta inutile? Come è possibile che si sia arrivati a vendere terapie su internet – dalla cosiddetta pulizia dei denti agli impianti – eliminando la visita come un costo superfluo?

VISITA E COMUNICAZIONE, MAI DARE NULLA PER SCONTATO – esistono atteggiamenti psicologici negativi noti in Medicina come “resistenza alle cure” per cui un paziente non accetta la diagnosi e rifiuta di collaborare, consciamente o inconsciamente, in tutto o in parte, per i motivi più vari e personali. In particolare in Odontoiatria ciò si combina con aspetti culturali e pregiudizi legati all’arretratezza diffusa che ha caratterizzato (e purtroppo caratterizza ancora) la cura dei denti, anche nel progredito Occidente, la cui inerzia si estende per generazioni influenzando il modo di pensare dei pazienti e degli stessi dentisti. Il positivo rapporto medico-paziente, che si stabilisce con la prima visita come momento di incontro e di manifesta disponibilità, rappresenta anche un’irrinunciabile occasione per capirsi e comprendere il senso della cura.

“Sto bene dottore, glielo garantisco: non mi fa male niente!”

Le patologie più comuni come la carie e la malattia parodontale, se non diagnosticate e trattate tempestivamente nella fase che precede il dolore (che può anche essere completamente assente anche in fasi avanzate) degenerano nel tempo aumentando il danno estetico, funzionale e da perdita anatomica, e la difficoltà e i tempi della cura. Ma ci sono anche altre situazioni patologiche meno comuni (riassorbimenti radicolari interni o esterni, per esempio), spesso non accompagnate da alcun fastidio, che risultano curabili solo se intercettate all’inizio! È perciò importante non affidarsi al dolore come unico campanello d’allarme e farsi tenere sotto controllo dal proprio dentista di fiducia, definendo così quei professionisti aggiornati e scrupolosi che sanno consigliare nell’interesse del paziente.

“Tutto bene, vero dottore?” (ma per rispondere non basta un’occhiata!)

La visita è un atto di responsabilità che richiede tempo e attenzione. Un controllo eseguito con un set di radiografie endorali ben centrate e con i moderni sistemi di illuminazione e ingrandimento ottico in uso presso i dentisti esperti in Endodonzia permette di documentare minime lesioni iniziali dei denti, dei restauri preesistenti, delle mucose: valutare, annotare, comunicare al paziente, assicurandosi che abbia capito e accettato almeno le informazioni più importanti. Ciò è fondamentale per mettere in atto una terapia precoce, rispettosa dell’anatomia e poco costosa e invasiva rispetto a protesizzazioni tardive ed estese.

 

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